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Agriturismo Maremma | La maremma e le sue leggende

La leggenda del ragno nero.

 

Come promesso in un precedente post del nostro blog, eccovi una leggenda di Maremma. Anzi una leggenda che nasce proprio a due passi dal nostro Agriturismo Maremma “Magnaboschi”. E’ la leggenda del Ragno Nero.

 

agriturismo-alberese-casa-colonicaForse nemmeno 100 anni fa in un casolare proprio ai piedi dei colli dell’Uccellina, non molto lontano dal nostro Agriturismo Magnaboschi viveva una giovane contadina, sposata con un mezzadro che lavorava sodo, ogni giorno, per sbarcare il lunario. La donnetta però era insoddisfatta e sognava notte e giorno di un tesoro, che si diceva essere sepolto da qualche parte proprio la, sui monti ai piedi dell’antica abbazia. E ne tediava il marito, implorandolo di trovare il coraggio per andare a cercarlo, affrontando il fantasma che si dicesse essere lì a custodia dell’antico forziere. Lui era un uomo tutto di un pezzo, pragmatico e poco propenso a simili fesserie, ma il continuo martellamento della giovane sposa lo portò pian piano a cominciare a credere a quella storia, se non altro perché in definitiva quelle ricchezze gli facevano gola e dopotutto non credeva certo ai fantasmi. E comunque cosa avrebbe potuto fargli un fantasma. Ma il desiderio di ricchezza ed il timore per l’ignoto continuarono per anni ad avere lo stesso peso sulla bilancia e fra rimandi ed impegni non si decideva a compiere il passo.

Fu in una notte di inverno, durante una forte libecciata dopo l’ennesima discussione con la moglie, forse più per porre fine a quel feroce pungolamento che per reale convinzione, che si decise e presa una lanterna, dei fiammiferi ed una vanga uscì di casa per dirigersi lungo il crinale dei monti dell’Uccellina verso quella sella tra poggio Uccellina e poggio Lecci dove sorgono gli antichi ruderi dell’Abbazia di San Rabano.

Agriturismo Maremma Abbazia di San RabanoIl vento nella macchia che rombava tra fischi e schiocchi e la fitta pioggia gli resero il cammino arduo e più di una volta si trovò a pensar bene di tornare al casolare. Ma il pensiero della moglie “imbestialita dalla sua codardia” lo convinse a continuare. Ben presto si trovò quindi in vista dell’Abbazia sul “Monte Alborense”, così veniva chiamato quel colle all’epoca della nostra storia e grazie a Dio il vento era calato e la pioggia si era diradata. Adesso poteva udire lo scrosciare del mare giù sotto, sulle scogliere di Castel Marino e di Cala di Forno. Era tutto inzuppato e decise di accendere un fuoco. In un vano riparato ai piedi della torre dell’Abbazia si sedette alla fioca luce delle fiamme e cominciò a meditare sul da farsi. Passò forse un’ora o forse due ed il poveruomo si era anche addormentato. Tutto ad un tratto, aperti gli occhi, come accade a volte anche a tutti noi quando ci svegliamo di soprassalto in preda ad un pensiero, forse un impegno od una preoccupazione, vide in un anfratto oscuro poco lontano dal suo giaciglio un grosso ragno nero che lo osservava muovendo le sue zampette pelose come ad indicargli qualcosa. Fu allora che gli venne in mente che durante una delle tante serate passate al paese a parlare con gli amici aveva sentito dire che i ragni neri sono una chiara indicazione della presenza di una qualche ricchezza. Loro, i ragni, non se ne fanno proprio niente ma chissà perché, per qualche motivo gli piace creare il loro nido vicino ad oro e gioielli. Pensò che fosse un segno del destino e fattosi forza si riprese dal torpore e agguantato il suo badile decise di scavare proprio lì dove il ragno indicava. Ma il ragno era sparito lasciando al suo posto una spessa tela bianca.

 

agriturismo Maremma Il FantasmaTutto ad un tratto, prima ancora di cominciare, sentì poco distante un rumore sordo provenire dall’interno della chiesa poco distante, forse un sasso. “Con questo vento succede spesso – pensò – le pietre in bilico cascano”. Ma subito dopo fu travolto da una sassaiola che sembrava provenire dal basso, tanto che gli colpì gli stinchi e le ginocchia. “Ehi, voi! Che scherzi cretini sono questi! “. Ma non ci fu nessuna risposta. Piuttosto adirato ed anche un po’ imbarazzato pensò che i suoi amici volessero prendersi gioco di lui e presa la lanterna, illuminò lo spazio prospicente la chiesa. Una strana figura incappucciata drappeggiata in una lunga tonaca nera gli apparve innanzi: “chi sei – gli chiese – eravate voi a tirare i sassi?”. Ma non ci fu nessuna risposta. Quindi si avvicinò ancora, qualche passo, tenendo più in alto la lanterna per illuminare il volto dello sconosciuto. Il sangue gli si gelò nelle vene. Non riusciva a muoversi tanta era la sorpresa quando vide sotto il cappuccio della tonaca, non un volto conosciuto, ma una evanescente luce fosforescente che non dava adito a dubbi: un fantasma era a guardia del tesoro nascosto. “Era vero quindi, mia moglie aveva ragione – pensò”. Fattosi coraggio, un po’ balbettando chiese: “ Se … se siete Voi il guardiano del tesoro perché non mi insegnate dov’è? Ta…tanto a voi a che cosa serve” ?”. Questo lo rinfrancò, aveva avuto il coraggio di parlargli, forse avrebbe ottenuto qualcosa. Ma una voce profonda che sembrava provenire dall’oltretomba gli rispose: “Vattene”!

“Ma io….”

“Vattene! – urlò ancor più veemente lo spettro”

“Ma mia moglie….cosa gli dico, non posso tornare a casa a mani vuote”

Allorchè, fu un’istante, una spada infuocata apparve come un fulmine e lo colpì al petto. L’uomo gridò e cadde a terra morto.

Lo trovarono la mattina dopo, disteso accanto ai resti di un frugale bivacco, senza alcuna ferita. Il vento si era placato ed aveva liberato il cielo da tutte le nuvole. Un grosso ragno nero li osservava accovacciato sulla sua ragnatela mentre tranquillo consumava il suo pasto mattutino.